Il rito bizantino in Melpignano
Le poche testimonianze superstiti ancora a malapena ci permettono di ricostruire le ultime vicissitudini delle originali strutture ecclesiastiche esistenti nel territorio di Melpignano e ci aiutano a comprendere il senso religioso ed il vissuto quotidiano della sua popolazione. <<L'antica lor chiesa>> matrice è situata <<fuor delle mura da più secoli coltivata col rito greco e fabbricata a portici per li penitenti all'uso della primitiva chiesa e col cimitero nell'atrio fuori di essa, allor dedicata al glorioso martire San Giorgio di Cappadocia>>. Di trascurabile entità ed importanza sono le chiese e le cappelle situate all'interno dell'abitato. Esiste soltanto la cappella di s. Antonio abate e la piccola antica chiesetta dedicata a s. Giovanni Battista, quest'ultima nomina quella parte dell'abitato situato intorno alla stessa.
Fuori l'abitato a breve distanza dal fossato che cinge le mura del paese, ancora dedicata a s. Antonio de lo Cairo, o del Cairo, è la omonima cappella, ricca d'immagini di santi affrescate sulle pareti. Un piccolo altare, situato rispetto all'altare principale <<in cornu evangeli>>, serve <<pro actu prothesis more graecorum>>.
Un luogo di culto molto frequentato dalla devotissima popolazione di Melpignano è la chiesa di s. Vincenzo, costruita <<sub cupula more graecorum lapidea bene conditionata>>. Il suo interno, tutto dipinto di immagini di santi, è arricchito da diversi altari. Speciale devozione è rivolta dalla popolazione melpignanese all'altare di Maria vergine, alla cui sacra immagine, illuminata da una lampada votiva ed impreziosita da diversi panni di lana e tappeti, sono dedicati quasi ottanta voti in argento ed altri in cera.
La cappella di s. Maria della candelora, situata poco distante dall'abitato, è dotata di un solo altare. Diverse immagini sacre sono dipinte sulle pareti della stessa, tra queste quella di Maria ss. genitrice di Dio, di cui si solennizza la ricorrenza nel giorno della Purificazione di Maria vergine. Poco distante dall'altare, mediante una scala scavata nella roccia si accede ad una sottostante cripta con altare. Davanti alla chiesa, nel suo piccolo atrio trovano posto dei locali destinati ad asilo ed ospitalità, offerti a poveri ed a pellegrini.
La particolare diffusa <<presenza religiosa>> di chiese e cappelle sull'intero territorio di Melpignano, come d'altra parte della Grecìa salentina, per la sua essenzialità riporta ad un modo di vivere la vita e la religiosità in modo semplice e naturale.
Ma una nuova <<Madrice chiesa sita e posita nella pubblica piazza di detta terra, - viene - fondata dà suoi cittadini ... per cagione che il popolo, cresciuto a dismisura, li bisognò lasciare>> la suddetta antica chiesa matrice.
Il processo di disgregazione degli antichi equilibri sociali presenti nel piccolo casale di Melpignano è accelerato senz'altro dal crescente processo di intensificazione dei fattori economici, sociali e strategici, che investono l'intera provincia di Terra d'Otranto tra la fine del '400 e gli inizi del '500, quando la conquista seppur breve nel 1480 di Otranto e Roca da parte dei Turchi rivela la fragilità del sistema difensivo del regno di Napoli.
Dopo la caduta di Otranto ed il saccheggio della penisola salentina da parte dell'armata turca nel 1480-81, quindi l'insicurezza delle città e delle coste della penisola otrantina spinge verso l'interno i vitali processi economici e commerciali assolutamente bisognosi, per la propria esistenza ed espansione di sicurezza e tranquillità. Il casale di Melpignano, difeso da mura, assurge in maniera sempre più crescente a queste strategiche funzioni.
La vitalità e la dinamicità dell'economia melpignanese viene in tal modo prepotentemente potenziata nel corso di tutto il Cinquecento, dalla stabile presenza di numerosi commercianti provenienti da diversi luoghi del Regno, in special modo da Bari e da Napoli. A questa "fortunata" condizione, l'economia melpignanese aggiunge la non indifferente ricchezza proveniente dalle diverse produzioni del suo territorio, costituite, oltre che dal materiale da costruzione estratto dalle diverse cave situate nel suo territorio, anche dalle diverse produzioni agricole. Un ruolo primario è quello della coltivazione del lino trasformato dall'abile popolazione di Melpignano in tessuto, che, apprezzato per la sua qualità e buona fattura, trova collocazione attraverso la mediazione dei numerosi abili commercianti ivi residenti, non soltanto nell'ambito provinciale, e specialmente nel suo capoluogo Lecce, ma in buona parte della regione pugliese.
Le esigenze e l'importanza dell'attività svolta costringono i mercanti, soprattutto baresi, ad una loro stabile presenza nel paese. Il conseguente trasferimento delle rispettive famiglie e la necessità di una riorganizzazione della propria vita sociale, certo non omogenea con la gran parte della popolazione di Melpignano, porta al bisogno di erigere sulla via per Castrignano una propria chiesetta, dedicata a s. Nicola. Questa è provvista di un proprio fonte battesimale e di un cimitero circostante, l' Eucaristia è conservata <<more graecorum>>.
La cappella del castello invece è dedicata al culto, di origine romana, di s. Maria de nive, cui alla fine del '500 Margherita Francone, moglie di Alfonso Mosco barone di Melpignano, assegna, tra gli altri, in favore del clero capitolare, un legato di ducati cento per la celebrazione di messe.
Ma ancora è lo stesso governo cittadino ad impegnarsi, oltre alla costruzione della nuova chiesa matrice, nel non indifferente onere di costruzione di nuove cappelle.
Alla fine del '500 il processo sociale di assimilazione al rito latino per Melpignano può dirsi in buona parte concluso, l'accurata visita pastorale effettuata da mons. Lucio de Morra il 12 dicembre 1607 testimonia ormai la fase di profonda trasformazione vissuta dalla società melpignanese, proiettata verso la conquista di nuovi spazi economici e sociali offerti più dalla dinamica chiesa latina, che dalla tradizionale chiesa greca ancorata a schemi sociali destinati ormai a scomparire per fisiologico esaurimento. Lontani ormai gli aspetti sociali del rito bizantino sopravvivono ancora per poco tempo quelli architettonici. Buona parte degli edifici di culto e delle annesse strutture destinate all'asilo dei pellegrini e all'assistenza dei poveri sono ormai abbandonate e ridotte in rovina. Una volta affermato il culto dei morti, questi non sono più sepolti nei piccoli cimiteri delle diverse chiesette sparse intorno all'abitato di Melpignano, ma sono seppelliti nelle tombe situate sotto il pavimento, nei diversi altari e nel cimitero che circonda la stessa chiesa matrice. La bella chiesa matrice appare quella mattina del 12 dicembre 1607 al detto mons. de Morra costruita a tre navate, tutte coperte a tetto, probabilmente con una struttura a capriate, mentre il presbiterio ed il transetto presentano una copertura a volta in muratura: rispetto al pavimento della chiesa, il piano di calpestio del presbiterio risulta tre gradini più alto mentre la presenza di una porta che mette in comunicazione la navata centrale con il presbiterio, può significare ancora l'esistenza dell'iconostasi secondo l'architettura tipica delle chiese bizantine. Al centro dello spazio individuato dalla volta di copertura a cupola del transetto, un grande crocefisso in legno, sull'altare maggiore, è appeso ad una trave di legno fissata per gli estremi alle pareti laterali ed a metà altezza tra il pavimento e la copertura.
La materiale distruzione o ristrutturazione degli antichi altari e la realizzazione di sovrastrutture fanno ormai tramontare definitivamente il modo di vita semplice ed essenziale originario della chiesa greca.
Testi tratti da: "Melpignano" di Pantaleo Palma






