Dall'università al Comune
L'Università, ora diremmo Comune, di Melpignano possiede, fino ai primi anni dell'800, una struttura amministrativa abbastanza semplice adeguata alle esigenze e competenze del tempo. Ne affianca l'opera sociale la locale struttura parrocchiale, a cui è affidato il compito, in base alle risoluzioni del concilio di Trento, della tenuta dei libri di anagrafe dei battesimi, dei matrimoni e dei defunti. Ancora, le istituzioni ecclesiastiche regolari e secolari, secondo l'originale modo di essere ed il fondamentale ruolo svolto dalla Chiesa nell'antico regime, rappresentano indubbiamente gli elementi più dinamici d'integrazione sociale e comunitaria, grazie alla funzione economico-sociale svolta nell'ambito della propria comunità ed all'opera di beneficenza delle opere pie svolta in favore dei poveri bisognosi. Abbiamo già accennato al ruolo svolto dai legati di beneficenza effettuati dall'arcidiacono Nicola Veris, dagli arcipreti Nicola Oronzo Antonio Audilia e Giuseppe Spiri e dalla confraternita di s. Maria Maddalena, come abbiamo evidenziato il ruolo della locale chiesa parrocchiale nella realtà sociale di Melpignano. Se questa infatti in generale rappresenta nella società meridionale, fino alla metà del XIX secolo il centro nevralgico, il perno essenziale su cui ruota, vive ed agisce la comunità interessata, è da rilevare che per Melpignano non da meno è l'Amministrazione comunale, come evidenza la documentazione superstite in esame, potendo sempre garantire alla sue massime cariche, in un periodo in cui l'istruzione è un privilegio, uomini di buona cultura e preparazione.
Gli unici responsabili dell'andamento amministrativo comunale nell'antico regime, prima che il governo rivoluzionario napoleonico ispiri la riorganizzazione del sistema amministrativo al modello francese, sono il sindaco ed il cancelliere, ai quali viene demandato il rispetto delle decisioni prese dal Parlamento e Reggimento dell'Università, corrispondenti poi al Consiglio ed alla Giunta comunale. Il general Parlamento di Melpignano, nel numero di 12 componenti in rappresentanza della Universitàs civium, è espressione dei ceti sociali cittadini dei civili, o primo ceto cioè dei nobili e proprietari, degli artesi, o secondo ceto mediocre cioè di coloro che esercitano un mestiere e possono vivere con i proventi della propria <<industria>> ed infine dei bracciali, o terzo ceto inferiore, cioè di coloro che non possedendo a sufficienza proprietà terriere, sono costretti a prestare il proprio lavoro per poter vivere. In seno al suddetto Parlamento, a voti segreti, si eleggono annualmente tutte le cariche cittadine, si decidono le questioni amministrative e finanziarie e sono discussi i problemi quotidiani della stessa Università. La composizione dell'esecutivo prevede il sindaco, primo e secondo eletto, o auditori, che formano il reggimento dell'Università, assistiti nella loro opera di amministrazione ordinaria dal cancelliere, dal cassiere e dai diversi deputati. Quest'ultimi sono eletti in pari proporzione da ogni ceto suddetto, <<per formare i libri catastali, focolare, tassa inter cives, tabacco e regie strade>>, per la distribuzione forzosa del sale, dietro riscossione delle relative tasse, tra le diverse famiglie cittadine, cui si aggiungono degli altri deputati per la risoluzione di particolari necessità. I razionali sono eletti in occasione della verifica dei rendiconti annuali della contabilità, da parte degli amministratori al termine della scadenza del proprio mandato.
Si aggiungono ancora alle suddette cariche quella del catapano, o governatore, ed in sua vece del luogotenente, rappresentante dell'autorità feudale ed incaricato del mantenimento dell'ordine pubblico nel paese, e del mastro d'atti, responsabile della autenticità degli atti svolti nel territorio comunale, che in base all'annesso diritto di mastrodattia, riceve, sulla base di tariffe quasi mai rispettate, una tassa per ogni atto ufficiale compilato sia quando si istruiscono i processi nella Corte baronale, sia quando viene rilasciato un atto a qualsiasi titolo alle parti interessate, o quand'ancora presenzia alla redazione di istrumenti notarili.
Il mandato delle suddette cariche amministrative è limitato ad un anno, che però non corrisponde all'anno solare, ma a quello di tradizione bizantina, che inizia il 1° settembre e termina il 31 agosto. Le complesse operazioni di elezione alle suddette cariche sono svolte a scrutinio segreto e cominciano intorno alla prima domenica di giugno per costituirle in piena legittimità e regolarità. I suddetti organi d'amministrazione si riuniscono nel pubblico Sedile, situato nella piazza centrale del paese, alla presenza del governatore, o del suo luogotenente, che esercita il controllo di legittimità in rappresentanza dell'autorità regia e feudale. Alla fine del mandato di quest'ultimi, <<avendosi posto in sindacato>>, il Parlamento elegge i sindacatori e il mastro d'atti per l'accertamento di eventuali responsabilità commesse durante l'esercizio della loro carica.
Con l'abolizione della feudalità, con legge 2 agosto 1806,n. 130, e con la riorganizzazione del sistema amministrativo operato dal nuovo governo rivoluzionario napoleonico, che porta nell'ambito territoriale, oltre alla <<nuova divisione delle province del Regno>>, con leggi 8 agosto e 18 ottobre 1806, n.132 e n. 211, all'istituzione dei Consigli decurionali, ed alla precisazione dei compiti amministrativi del Comune in senso moderno e funzionale, Melpignano viene aggregato al vicino Castrignano per formare un unico Comune.
Nella generale ristrutturazione delle istituzioni ispirate al modello francese, l'Università cittadina l'istituto nel quale il decennio francese incide maggiormente. Nell'opera di uniformità e coordinamento tra istituzioni centrali e periferiche infatti, cessano di aver ragione gli antichi e farraginosi statuti cittadini e vengono così distrutte le vecchie autonomie locali. L'uniformità amministrativa viene rigidamente imposta e i vecchi parlamenti delle Università, dei Comuni - quale che sia l'autorità e il ruolo che ancora hanno, ed è certamente minimo - vengono sostituiti da un sistema censitario e dalla designazione e dipendenza degli amministratori dalle superiori autorità, come si comincia a dire per designare la scala gerarchica, alla cui sommità sono l'Intendente, poi Prefetto, e il ministro dell'Interno. Ma in questo sistema accentrato gli interessi locali trovano rappresentanza nei Consigli provinciali e distrettuali e danno la possibilità alla nuova borghesia provinciale, fino allora chiusa nel ristretto ambito municipale, di intervenire più direttamente ed attivamente nella vita amministrativa dei distretti e delle provincie, e di acquisire una più ampia coscienza dei propri diritti e dei propri interessi.
Con la caduta del governo murattiano e con il ritorno del governo borbonico sul trono del regno di Napoli, la struttura istituzionale dell'amministrazione comunale e le strutture provinciali e distrettuali vengono sostanzialmente confermate ed ulteriormente precisate con la <<legge organica sull'amministrazione civile>> del 12 dicembre 1816, n. 570. Tra le altre, la detta legge prevede fra i <<mezzi per provvedere alla polizia amministrativa>>, la redazione di regolamenti locali di polizia urbana e rurale. Con i primi si vuole consentire <<la conservazione della tranquillità e dell'ordine pubblico>>, disciplinare la confezione, l'esattezza e la custodia dei pesi e delle misure, l'annona e le numerose attività connesse ed inoltre la manutenzione delle strade, delle piazze e degli edifici pubblici. I regolamenti di polizia rurale si propongono di garantire <<la salubrità, la sicurezza e la custodia delle campagne>>, e disciplinano l'uso delle acque pubbliche e la gestione degli acquedotti.
L'unione amministrativa tra Melpignano e Castrignano dei Greci non dura però a lungo. Finalmente Melpignano raggiunge nuovamente la propria autonomia amministrativa grazie al decreto concesso il 4 luglio 1836 dal sovrano Ferdinando II, con il quale si dispone che:
a contare dal 1° gennaio 1837 il comune di Melpignano, ... sarà separato dall'Amministrazione del Comune principale di Castrignano de' Greci e formerà da sè solo un Comune, con amministrazione separata ed indipendente.
Con l'Unità, la Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia del 20 marzo 1865, n. 2248, integrata e sostituita con leggi del 1888, 1898, 1908 e relativi regolamenti, del 1915 e del 1934, frutto delle complesse esigenze di accentramento amministrativo e decentramento burocratico, in merito alla ristrutturazione della pubblica amministrazione degli enti comunali e provinciali, delinea, precisa ed allarga le competenze degli organi comunali. Sostituisce infatti agli organi del Consiglio decurionale ed ai deputati preposti alle varie incombenze della vita pubblica comunale, nuovi organi, rappresentati dal Consiglio e dalla Giunta comunale, arricchiti di nuove competenze ed attribuzioni per rispondere al meglio ed in modo più dinamico e moderno alle esigenze della comunità cittadina e dell'Ente, nel quadro del nuovo ordinamento unitario nazionale.
La suddetta legge del 20 marzo 1865, n. 2248, creata la Provincia quale<<corpo morale>>, ne affida l'amministrazione al Consiglio provinciale ed alla Deputazione provinciale, quest'ultima presieduta dal Prefetto. Nell'equilibrio dei poteri tra le suddette istituzioni provinciali ed amministrazioni comunali voluti dalla detta legge, vengono fissati i rispettivi limiti ed in particolare vengono stabiliti e caratterizzati i più importanti aspetti amministrativi, economici e finanziari, affidando alla Deputazione provinciale, fino al 1888, ed in definitiva al Prefetto, le funzioni di controllo sulla vita amministrativa di ogni singolo Comune, poi alla Giunta provinciale amministrativa in sede di tutela dei Comuni.
L'avvento del fascismo, nella generale ristrutturazione delle istituzioni secondo l'etica di tale movimento a carattere totalitario, come apporta una profonda riforma della rappresentanza politica con l'istituzione del Collegio unico nazionale per la scelta dei 400 deputati destinati al governo della nazione allo stesso modo opera la trasformazione delle amministrazioni comunali e provinciali. Con legge 4 febbraio 1926 e successive integrazioni vengono soppresse le amministrazioni elettive delle Province e dei Comuni e sostituite con presidi e podestà di nomina del Governo. Ancora nell'amministrazione dello Stato l'autorità dei Prefetti viene preposta ad ogni altra nell'ambito delle rispettive Province e gli stessi segretari federali del partito fascista vi sono assoggettati. Il ministero degli Interni, grazie anche alle aumentate competenze e ai nuovi poteri della polizia, diviene la struttura egemonica di tutta l'azione di governo. In particolare per quanto riguarda l'amministrazione comunale, il Podestà, in base alla detta legge, esercita le funzioni che dalla legge comunale e provinciale sono attribuite al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio comunale. Viene nominato con decreto reale, dura in carica cinque anni e può essere sempre riconfermato. Ne affianca l'opera una Consulta municipale nominata dal Prefetto, con funzioni di controllo finanziario e patrimoniale, necessaria per tutte le questioni riguardanti il bilancio.
Con il crollo del regime fascista del 25 luglio 1943 ed il trasferimento in Brindisi delle autorità sovrane e delle istituzioni governative, nella generale ristrutturazione delle istituzioni si rende necessaria la sostituzione dei Podestà e dei Commissari prefettizi con elementi non compromessi con il passato regime data l'impossibilità di procedere alle elezioni amministrative e perdurando lo stato di guerra. Il r.d.l. 4 aprile 1944, n. 111, recante norme transitorie per l'amministrazione dei Comuni e delle Province, richiama in vigore le disposizioni del Testo Unico della legge comunale e provinciale del 1915.
Il difficile trapasso istituzionale viene emblematicamente testimoniato in Melpignano dall'avvicendamento nella carica di sindaco dell'amministrazione comunale.
A Pasquale Lubelli ultimo podestà, succede, dal 10 aprile 1943, Costantino Dimitri, dapprima come delegato podestarile poi come commissario prefettizio dal 19 giugno dello stesso anno ed infine come sindaco dal 20 maggio 1944, per poi ritornare ancora una volta, dal 9 settembre dello stesso anno, nella guida dell'amministrazione comunale il suddetto Lubelli con la carica di commissario prefettizio.
Le elezioni generali effettuate in Melpignano nel '46 portano il 4 maggio all'elezione a sindaco di Giuseppe Veris, presentatosi come indipendente in una delle due liste civiche. Le sue dimissioni portano all'elezione di Isidoro Rossetti, nominato alla carica di sindaco con delibera consiliare del 3 gennaio '47 .
Intanto il referendum sulla forma istituzionale dello Stato del 2 giugno '46, celebrato insieme all'elezione dei deputati all'Assemblea costituente, ha introdotto in Italia la repubblica.
Testi tratti da: "Melpignano" di Pantaleo Palma


Campagna di sensibilizzazione sul tema della legalita'
del comune di Melpignano in collaborazione con
il Centro Studi Kairos e il 2° Circolo Comprensivo di Maglie
(progetto finanziato con fondi comunitari, nazionali e regionali)

