La Chiesa Matrice ed il Convento in epoca moderna e contemporanea
La chiesa matrice infatti, specie nella società meridionale, assolve alla fondamentale funzione di ricettizia del clero locale, diventando in tal modo l'elemento più dinamico d'integrazione sociale e rappresentando fino alla metà del sec. XIX il centro nevralgico, il perno essenziale, su cui ruota, vive ed agisce la comunità interessata.
La consistenza delle donazioni, dei diversi legati pii, legati pro anima e legati di giuspatronato che abbiamo già visto, si traducono in un'apprezzabilissima condizione economica goduta dal clero capitolare di Melpignano che per tutto l'antico regime non conoscerà mai momenti di crisi, pur in particolari congiunture difficili e drammatiche piuttosto ricorrenti che conoscerà invece il resto della popolazione. Fatti che porteranno il detto clero di Melpignano a rivestire un ruolo di primo piano nell'ambito della diocesi di Otranto. Accanto infatti alle collegiate di Galatina e di Soleto, la chiesa matrice di s. Giorgio viene elevata dall'arcivescovo, mons. Michele Orsi al grado di instar collegiatae, cioè quasi collegiata, accogliendo la supplica avanzata dal Capitolo di Melpignano.
L'altra apprezzabile realtà nell'ambito cittadino è rappresentata dal convento dei padri agostiniani dedicato a s. Maria del Carmine. Abbiamo già visto la profonda devozione dei cittadini melpignanesi verso i padri agostiniani e la loro chiesa.
Con la costruzione del nuovo convento nel 1638, voluta da padre Raffaele Monosi, la struttura assurge nell'ambito della provincia agostiniana di Apulia a figura di primaria importanza diventando anche centro di educandato. Se la parrocchia raccoglie i giovani più fortunati, potendo le proprie rispettive famiglie costituire il necessario patrimonio sacro per garantire la loro ordinazione sacerdotale, il convento apre le sue porte a quanti sono desiderosi di abbracciare e servire la propria religione e nello stesso tempo riesce a garantire ai giovani sprovvisti di mezzi una adeguata istruzione per poter svolgere degnamente il loro impegno missionario.
Il giovane entrato nel convento diventato ormai novizio, alla fine del suo tirocinio, affronta il fondamentale momento di far opera di professione. Innanzi tutto il novizio <<non ancora professo nel venerabile convento di S. Agostino della terra di Melpignano>> avanza la sua supplica all'Arcivescovo di Otranto <<come stando per finire l'anno del suo noviziato, doverà fare la sua espressa Professione. E perché desidera fare la rinuncia in conformità del sacro Concilio tridentino in beneficio de' suoi parenti, però supplica ... concederli la dovuta licenza>>.
I rinnovati incameramenti di beni, operati ancora una volta a danno delle istituzioni ecclesiastiche, e l'introito realizzato dalla loro vendita, servono esclusivamente a colmare le casse vuote del nuovo Stato italiano. Fatto che penalizza il Sud praticamente 'spogliato' di una ricchezza che le era già propria e lo rende ancor più debole di quanto non lo fosse prima. Per quanto riguarda i benefici, le ultime due delle suddette leggi oltre ad affidarne il patrimonio al Fondo per il Culto, successo alla Cassa Ecclesiastica, permettono di esercitare i diritti di rivendicazione o svincolo o di riversione o devoluzione da parte di quei privati che possono esercitare diritti di patronato sugli enti soppressi.
Testi tratti da: "Melpignano" di Pantaleo Palma






