Le particolari evoluzioni storico-istituzionali vissute dal regno di Napoli fondato sulla struttura istituzionale del feudo, rendono questo estremamente frammentario a partire dal sec. XV, specie in provincia di Terra d'Otranto, quando, per la dissoluzione delle più vaste unità politico-amministrative rappresentate dal contado di Soleto, dal principato di Taranto e dalla contea di Lecce, in sostanza finisce per coincidere con un piccolo territorio. Il feudo quindi sotto tutti gli aspetti istituzionali, diventa oggetto di qualsiasi tipo di provvedimento.
Il feudo è donato, o concesso, dal sovrano del regno di Napoli se posseduto in demanio dalla Regia Corte, oppure venduto da questa ai diversi feudatari interessati al suo acquisto. Per ottenere il pieno titolo del possesso del feudo, il nuovo feudatario investito riceve dal sovrano il relativo privilegio di regio assenso e l'invito a pagare in favore della Regia Corte del Regno di Napoli le tasse di relevio e dell'adoa infisse sul feudo e stabilite in base al valore dello stesso. Il relevio o laudemio, è un tributo caratteristico medioevale e consiste nella prestazione della metà del reddito dei beni al rinnovarsi dell'investitura feudale. È uno degli elementi che caratterizzano il contratto della concessione feudale, che ha per presupposto giuridico la condizione che i singoli successori non derivano la loro qualità dall'ultimo investito, ma piuttosto dalla legge costitutiva del feudo e quindi dal primo investito. Ne consegue che ogni nuovo possessore deve chiedere l'investitura al signore, prestargli il giuramento e pagare il laudemio. Quest'ultimo, infatti, detto anche relevio, è una prestazione introdotta per consuetudine, e destinata a riaffermare, dapprima simbolicamente, poi come valore intrinseco, il negozio giuridico dell'investitura, come compenso del nuovo vassallo per il fatto di essere accettato (laudare) dal signore e di riottenere (relevare) il feudo, che è ricaduto nelle mani del legittimo titolare.
Il feudo di Melpignano a differenza della generalità dei feudi della provincia di Terra d'Otranto è posseduto dalla Regia Corte del regno di Napoli "immediate ed in capite", e viene donato dal sovrano del regno di Napoli "sub consueto et debito feudali servitio et adoha" in segno di gratitudine per ricompensare i propri feudatari dei servigi prestati allo stesso.
Il primo signore feudale investito del possesso del feudo di Melpignano, di cui è conservata documentazione, è il barone Raho di Melpignano, che il 24 settembre 1309 riesce a farsi rinnovare dalla badessa del monastero di s. Giovanni evangelista di Lecce, Costanza de Noha, l'affitto del tenimento di Moriano, o Mauriano, sito "prope tenimentum quod dicitur Roca prope tenimentum Paludibus", per un nuovo quinquennio, per il prezzo di 11 once d'oro, 7 tarì e grana 10. Nel possesso del feudo, al suddetto barone succede Isabella e poi il figlio di questa Raho, impegnato il 28 aprile 1336, come abbiamo già visto nella redazione dell'instrumentum concordiae con gli abitanti di Melpignano, per la precisazione dei servizi reali e personali dovuti in qualità di suoi vassalli angari e perangari. Sempre in merito alla stessa vicenda, troviamo il 14 settembre 1348 il barone Pandolfo intento a concedere al vassallo Giovanni, figlio del presbitero Giorgio, alcuni beni tolti a diversi suoi vassalli di Melpignano che si erano ribellati alle vessazioni e soprusi del suddetto barone.
Nel cedolario della provincia di Terra d'Otranto composto tra la fine del 1377 e l'inizio del 1378 troviamo registrato ancora un altro dominus Raho de Melpignano in debito verso il Giustiziere ed erario della provincia di Terra d'Otranto, per conto della Regia Curia, dell'annua tassazione di tre once, quattro tarì e cinque grana, dovuta per il possesso del feudo.
Sul finire del Trecento il feudo melpignanese sarebbe appartenuto ai Lettere e da questi sarebbe passato ai Francone per il matrimonio (1396) tra Antonia Lettere con Andrea Francone. Dai Francone il feudo, intorno alla metà del Quattrocento, sarebbe tornato in potere della Regia Corte e da questa, nel 1463 in riconoscenza dei servizi resi, il re Ferdinando I d'Aragona, presente in Galatina, dona ad Antonio d'Aiello in feudum il casale seu Rus apertum nominato Melpignano in Terra d'Otranto cum baiulatione, banco iustitie in civilibus, "quale Antonio essendo promosso al Arcivescovato de Bari dona detto Casale ad Andrea Francesco d'Aiello suo nipote et detto Andrea Francesco ne ottenne l'investitura". Con la morte di questi, il 28 maggio 1477 su supplica di Nicola Antonio de Ayello de Taranto il suddetto sovrano concede ancora a quest'ultimo il possesso del casale di Melpignano e del casale di Lizzano.
Testi tratti da: "Melpignano" di Pantaleo Palma